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sabato, 26 aprile 2008

EX VOTO cono nord

Credo che uno dei pezzi più interessanti sul fenomeno Lega Nord nelle recenti elezioni sia il reportage di Giorgio Salvetti pubblicato sul manifesto del 22 aprile: per le strade di Varese, dov'è nato il Carroccio, si tenta di capire lo stranissimo flusso di voti dalla sinistra cosiddetta estrema alla destra più arrogante, rozza, xenofoba e violenta... Riporto qui l'intero testo, tratto da www.ilmanifesto.it

leviatano1Ritorno al futuro. Quindici anni dopo, siamo ancora qui. «Pensa, adesso non ho nessuno che mi rappresenta in Parlamento, la sinistra perde perché ha deluso anche me. Vivo con operai che votano Lega. Mi dicono che la Lega è l'unica forza anticapitalista». Daverio, piccolo paese a dieci chilometri da Varese, terra madre della Lega. Matteo, 38 anni, è tecnico specializzato. Nella sua industria di tubi è l'unico che vota ancora sinistra. Lo prendono in giro.

«Non ditemi che non sapevate che gli operai votano Lega. Molti ragazzi qui sono leghisti da sempre, sono alle macchine con il cappellino leghista. Altri votano Berlusconi, ma chissà quanti questa volta hanno preferito Bossi. La sinistra ha un concezione mitica degli operai: noi siamo anche bestie, ignoranti, c'è chi lavora come un matto per mantenere la famiglia e se la prende con lo stato o con il sindacato al posto che con il padrone. C'è chi, giovane e precario, vive in famiglia fino a tardi, usa lo stipendio come se fosse la paghetta e della politica non gli interessa nulla». Il suo collega Giuseppe, 40 anni, padre di famiglia, è leghista doc. «La politica fa schifo a tutti - spiega - e la Lega è contro i politicanti romani». Poco importa se anche i leghisti sono a Roma e anche loro hanno le poltrone. Per Giuseppe la Lega è casa, fabbrica, paese, la Lega sono loro. Razzisti? «Sì gli immigrati, rompono le balle, ma qui ce n'è che lavorano con noi, al massimo li prendiamo un po' in giro». Abderrahim ride: «Se ero italiano votavo Lega anch'io».

Lontano dal nord la Lega fa paura, il leghista razzista, xenofobo, incolto, spaventa. Ma nel varesotto la Lega è il popolo. A Buguggiate, 5 chilometri da Varese, le notizie sulla Lega si raccolgono da Tommaso, il fruttivendolo. C'è anche Giuseppe, operaio in pensione della Bassani Ticino, dialetto duro, da dieci anni vota Lega, da quando è rimasto vedovo cura i bambini nella scuola del suo comune grazie all'amministrazione dei leghisti, amici di suo figlio. Mimmo fa l'imbianchino, è calabrese, un tipo socievole e semplice. Lui va a ballare con i leghisti. Fa coppia con la Nani, sessant'anni, commerciante, cantano Funiculì funiculà, Ma mì ma mì e Jannacci. Per loro la Lega è una festa di paese. La Nani ha due soli veri interessi: che non rubino in negozio e pagare poche tasse. Per il resto è confusa. «La Lega o il Berlusca è quasi uguale» (il Pdl a Varese è caduto dal 37 al 33%, tutti voti per Bossi). E' rimasta impressionata quando a Varese è venuto Veltroni «c'era la piazza piena » (il Pd, a sorpresa, è il primo partito della città con il 27% e ci sono piddini che vogliono fare il Pd del nord alleato alla Lega). Però la Nani è tornata a ballare e a votare Bossi. La Lega a Varese è salita dal 14% al 22%, alle provinciali è arrivata al 28%, in alcuni paesi ha superato il 40%. Alla festa dopo la vittoria, in piazza del Garibaldino, prima storica sede del Carroccio (quando si dice le contraddizioni), non c'era tanta gente. Non ce n'era bisogno. Essere radicati sul territorio vuol dire altro. E non basta a spiegare il successo neppure il mito della buona amministrazione locale. A Varese l'ex sindaco Fumagalli è stato indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: aveva fatto avere il permesso di soggiorno sottobanco a una ragazza rumena. La vicenda ha provocato infiniti pettegolezzi. Il sindaco si è dovuto dimettere, il comune è stato commissariato. Risultato: il nuovo sindaco leghista ha stravinto con il 70%. E allora? Al centro e al sud non si spiegano come si possa continuare a votare l'orrido Borghezio? La risposta, quella sì, è radicata nel territorio. La Lega da queste parti è di tutti, è un po' tutti, anche di chi non la vota o non la sopporta. Spiega Armando, napoletano, operaio in un'industria che fa pezzi di treni che prima la Lega la odiava ma adesso la vota: «Un po' come un napoletano odia i rifiuti ma quando dicono che i napoletani sono sporchi si arrabbia, così uno che vive a Varese può odiare i leghisti ma quando danno ai varesotti dei razzisti si arrabbia».

Paolo è un ragazzo di trent'anni, ingegnere. Al Liceo era nella Fgci, poi nei Pds, nei Ds, stava per passare al Pd, ma poi ha pensato. «Quasi quasi voto Lega. Qui la Lega è come un fiume carsico , l leghismo sale e scende, diminuisce ma poi ritorna. E' troppo radicato e lo spauracchio del becero leghista non fa paura a nessuno. Anche questo successo elettorale non stupisce, ma non va esagerato. Solo due anni fa tutti davano la Lega per finita. Adesso c'erano tutti i presupposti perché andasse così: certo, la sicurezza. Tutti i media ne parlano, anche Veltroni e allora perché non votare Lega?». A pochi passi dalla stazione «il Pera» è nella sua edicola. Le vecchiette hanno paura degli stranieri che stanno sulle panchine, anche se non fanno niente. 35 anni, è impegnato con Beppe Grillo, che da queste parti, a proposito di «anti-politica», ha successo. «La Lega qui è l'antipolitica di destra. E' nata con Tangentopoli, è andata giù quando si è alleata con Berlusconi e a quel punto ha spinto sull'odio verso gli stranieri. Adesso che la casta non piace è tornata ad attaccare Roma ed è risalita. Pesca a destra e a sinistra perché rappresenta le varie anime del nord: lavoratore (operai, padroncini o commercianti poco importa), indipendente da tutto e da tutti con la voglia di fare da sé. Io prima e dopo le elezioni vendo sempre le stesse copie della Padania. Non è cambiato niente, mi stupisce che adesso tutti tornino a parlare del fenomeno Lega, non sarà mica una novità!». Francesco fa l'avvocato, 40 anni, viene dalla destra più destra e da anni vota Lega, non dà mai una moneta agli stranieri che vendono fiori. «Devono capire che rompono i coglioni», taglia corto. Ma il suo essere leghista ha anche un'altra valenza. «Mi faccio il miele con le mie api, vado alle fiere delle sementi. Sono autarchico. Mi piace la mia terra». Un po' fascista e un po' no global, ma padano. E in effetti basta vederli, nei giovani padani c'è di tutto, il tipo in giacca e cravatta e il metallaro col mito celtico, quello che sembra un naziskin e quello che legge Malcolm X «perché anche lui era un indipendentista, voleva fare la Nazione dell'Islam». D'altronde, il manifesto più riuscito della campagna elettorale leghista, quello che ha spopolato sui muri del nord, si è schierato dalla parte degli indiani «Hanno subito l'immigrazione e ora sono nelle riserve». Capolavoro.

Oltre al variegato mondo simbolico ci sono i problemi concreti. Malpensa. «Un enorme regalo di Prodi - dice Fabio Tonazzo, ex coordinatore dei Giovani Padani e presidente del consiglio comunale di Tradate - la manifestazione a Malpensa è stata la più partecipata, tanti lavoratori e sindacalisti sono d'accordo con noi. Difesa del territorio vuol dire difesa dei posti di lavoro. La gente non guarda alle ideologie, ma ai propri interessi che non sono né di destra né di sinistra. I nostri lavoratori dicono "dal padrone ci prendiamo i soldi con la Lega li difendiamo dallo Stato e dai politici"». E i rifiuti. «Tanta gente di sinistra - continua Tonazzo - guarda le inchieste di Report sul sud e mi dice che abbiamo ragione: il governo e tutta la sinistra sono romanocentrici, anche chi non vota Lega lo percepisce». E infine l'organizzazione. «Parlano di radicamento sul territorio ma non sanno cosa vuol dire. Facciamo iniziative, dai banchetti a Miss Padania, siamo un partito vero e moderno. Per i Giovani padani è fondamentale il sito internet e la politica nelle scuole, molti hanno cominciato come rappresentanti d'istituto». Ecco una ex cosa di sinistra. Giulio Moroni, consigliere comunale della Lega a Varese, viene dalla sinistra degli anni '70, si batte per l'acqua pubblica con il Prc. «Quando siamo stati al governo abbiamo pagato, come adesso paga la sinistra. E invece questa volta è stato un successo. E' un ritorno alle origini. La Lega è un fenomeno consolidato che si gonfia e si sgonfia a seconda delle circostanze, ma c'è sempre».

Angelo Zappoli, consigliere comunale del Prc, lo sa bene. «Non mi aspettavo un tale boom, invece anche qualcuno dei nostri ha votato il Carroccio. Non è un fatto nuovo. Quando la Lega nacque a Varese, venti anni fa, molti venivano dalla sinistra, da Maroni con l'eschimo in giù. Il primo successo lo ebbe nel quartiere operaio e delle concerie di San Fermo. Da sempre la Lega evoca la paura:degli stranieri, della perdita del lavoro, delle tasse, e poi offre le risposte. Contro la globalizzazione promette difesa del territorio. E' l'opposto di Marx. Si batte per la difesa dello stato di cose esistenti». Non la pensa così Nereo Chiaretto, partigiano, ex-delegato della Cgil Scuola, per 50 anni ha votato Pci, per la prima volta ha votato Lega. Per lui i bergamaschi che vengono giù dai monti con il fucile ricordano la Resistenza. «Vado sempre su da solo a San Martino (luogo di culto dei partigiani varesotti, ndr) per non essere disturbato. Con dolore ho lasciato la tessera del Prc, ma quelli che si dicono di sinistra non lo sono più, litigano e cercano il potere, tradiscono la mia storia e la Resistenza, non hanno portato a casa nulla. Chi poteva rappresentare la mia protesta? Astenersi non mi bastava. Il nemico del mio nemico è mio amico, e la Lega è nemica di questa sinistra disastrosa. La prime riunioni la Lega le faceva al circolo comunista intestato a mio padre, Bossi va in giro con le scarpe risuolate, Maroni va ancora in bici, è gente del popolo, altro che Bertinotti con il cachemire e la campanella da presidente della Camera». Nereo ne è convinto.


postato da oeildecarafa alle ore 00:14 | link | commenti (1)
categorie: politica, comunismo, sinistra, europa, apocalisse, mondezza, linea gotica

Commenti
#1    29 Aprile 2008 - 22:42
 
Bell’articolo.
Però io distinguerei tra il flusso di voti dalla sinistra alla Lega (che è fenomeno limitatissimo, dell’8.4% che ha preso la Lega, secondo l’Istituto Piepoli solo lo 0.08% viene dalla sinistra radicale) e il voto operaio per il partito di Bossi (che invece è fortissimo e lo è da anni).
Per il resto il successo della Lega si può riassumere nelle frasi «dal padrone ci prendiamo i soldi con la Lega li difendiamo dallo Stato e dai politici» e «da sempre la Lega evoca la paura:degli stranieri, della perdita del lavoro, delle tasse, e poi offre le risposte. Contro la globalizzazione promette difesa del territorio».
Fortunatamente, però, dire che «la Lega da queste parti è di tutti, è un po' tutti, anche di chi non la vota o non la sopporta» è un po’ esagerato. Vivo in una zona del “profondo nord” comasco dove la Lega sfiora il 30%, e ciononostante non solo non rappresenta tutto il “popolo”, ma non ci tiene nemmeno a rappresentarlo tutto.
Ciao.
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